mercoledì 30 novembre 2016

BRAVI TUTTI A DIRE NO ... MA LA CONTROPROPOSTA?

di Achille Nobiloni

Capaci tutti a bloccare qualsiasi proposta con un "no" ... ma la controproposta? D'accordo, Renzi è un idiota, Alfano un traditore e Verdini un imbroglione; mandiamoli a casa tutti ... E POI?!
Poi chi lo fa il governo, Grillo e i suoi? E chi le scriverà le leggi, il Parlamento o la Casaleggio & C.? Oppure le lobby e i "poteri forti" valgono solo per Renzi?!
Invece di Grillo tornano i vari D'Alema, Berlusconi, De Mita, magari con Meloni e Salvini? E cosa è che li accomuna tutti ... l'interesse per il popolo, i cittadini meno abbienti o i loro posti di politici di mestiere e a vita?

Diffidate di tutti quelli che vi dicono: "Attenti a non farvi fregare": sono quelli che, magari a loro insaputa, si stanno facendo fregare per primi dai vari Casaleggio, Grillo, D'Alema, Berlusconi, Meloni, Salvini, ecc.
Con il "no", bene che vada, resta tutto com'era prima ... se addirittura non si torna al proporzionale, con le maggioranze pentapartito in mano ai partitini che per sostenerle chiedono un po' di poltrone in cambio, sempre pronti ad andare con chi offre loro di più, e ai governi che durano meno di un anno ognuno.
Come si può provare a evitare tutto questo? Votando SI e guardando avanti.



sabato 26 novembre 2016

PUO' UN "NO" RAPPRESENTARE UNA "SOLUZIONE"?!

di Achille Nobiloni

Questo pomeriggio una persona con la quale mi stavo confrontando sul referendum costituzionale del 4 dicembre mi ha garbatamente obiettato che secondo lei “il NO è l’unica ragionevole soluzione per tirare l’Italia fuori dal pantano dell’immobilismo e portare avanti un serio progetto di riforma costituzionale (e quindi della legge elettorale)”.
Francamente mi riesce difficile immaginare che un “NO” possa essere una “soluzione”, addirittura “l’unica ragionevole”, per “fare” qualcosa: d’istinto direi che un “NO” serve a “non fare” e quindi a lasciare tutto com’è. Però, siccome siamo tutti intellettualmente onesti e non vogliamo giocare a cogliere in castagna gli interlocutori estrapolando singoli periodi da loro frasi più articolate, diamo atto al nostro gentile amico che il significato di ciò che voleva dire era più o meno: meglio bloccare e accantonare questa riforma per farne un’altra migliore in un secondo momento.
E allora è di questo che proviamo a parlare, tralasciando il fatto che alcuni (non pochissimi) di quelli che ora dicono NO a questo referendum sono gli stessi che avevano detto SI in Parlamento.
Bene! Molti, anzi moltissimi, di coloro i quali votano NO (non parlo tanto dei politici quanto di comuni cittadini i cui commenti si leggono tutti i giorni sui social), votano NO “per cacciare Renzi”.
La maggior parte di loro, però, è formata dagli stessi che, dimostrando di non conoscere neanche quella vigente di Costituzione, dicono di non volere un altro presidente del Consiglio "non eletto dal popolo".
Quindi cosa comporta la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre?

Riandare alle urne? Ma non è che se ci si andasse con la nuova legge in vigore (Italicum), anch’essa contestata da più parti (più o meno dagli stessi sostenitori del NO) perché ritenuta incostituzionale come la precedente (Porcellum), allora si eleggerebbe un altro Parlamento anch’esso poi ritenuto illegittimo? Perché (nonostante la stessa sentenza che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum abbia invece dichiarato legittimo l’attuale Parlamento con essa eletto) questo Parlamento dovrebbe essere ritenuto illegittimo e il prossimo no? Se non sbaglio sono ben tre i ricorsi ammessi e pendenti davanti alla Corte Costituzionale sull’Italicum! Sarebbero insomma elezioni gravemente a rischio e, come dicevano i latini, errare è umano ma perseverare è diabolico.
Se invece si volesse prima cambiare la legge elettorale cosa succederebbe? Renzi non si caccia più? Si accetta un altro premier "non eletto dal popolo"? Oppure la nuova legge elettorale la fanno quelli che molti sostenitori del NO ritengono un "Parlamento illegittimo" e un "premier non eletto dal popolo"?
Insomma è facile scrivere sui social: "io voto NO", “per me è NO”, senza pensare al dopo.
Questo non vuol certo dire che al punto in cui siamo l’unica “soluzione ragionevole” sia il SI anziché il NO. Non mi sognerei mai di affermare una simile sciocchezza! Credo però che un’idea di cosa accadrà dopo la vittoria del NO e una valutazione delle conseguenze potrebbero fornire qualche elemento di giudizio in più nella scelta da fare.
Ad esempio, dopo la vittoria del NO e una volta "cacciato" Renzi, cos'è che accomunerebbe D'Alema, Berlusconi, Grillo, Civati, Meloni, De Mita, Salvini e tanti altri esponenti del variegatissimo schieramento del NO? Siamo davvero tutti convinti che dopo almeno trentacinque anni di chiacchiere inconcludenti si accorderebbero loro per riscrivere in pochi mesi Costituzione e legge elettorale all'unanimità o con il consenso di almeno due terzi del Parlamento?
Io ne dubito sinceramente ma anche ammettendo che ciò possa accadere, … siamo davvero tutti convinti che una riforma scritta da D'Alema, Berlusconi, Grillo, Civati, Meloni, De Mita, Salvini ecc. sarebbe poi tanto migliore di quella sottoposta a referendum il 4 dicembre?
E, per favore, non rispondetemi che sono i politici a dover cambiare e non la Costituzione … perché a dire che cosa sarebbe bene fare sono capaci tutti ma il difficile è dire come.

mercoledì 23 novembre 2016

PIU' SI AVVICINA IL VOTO MENO CREDIBILE DIVENTA IL NO

di Achille Nobiloni

La revisione costituzionale qualche pecca la presenta pure e le ragioni del NO non sono tutte fasulle e campate in aria ma forse le migliori i loro sostenitori se le sono giocate subito e ora con l’avvicinarsi del voto non sanno più cosa tirare in ballo e quindi, almeno in rete, viene fuori di tutto! Si direbbe inoltre che il livello qualitativo dell’opposizione al SI è inversamente proporzionale al tempo che ci divide dal referendum: insomma più ci si avvicina al voto e più quello che viene pubblicato dai sostenitori del NO tende a essere poco o per nulla credibile.
La cosa più inverosimile è quella che è stata definita “la truffa del voto degli italiani all’estero” secondo cui, in base a quanto dichiara un consigliere regionale del Veneto in un video che sta girando in questi giorni in rete, il destino della costituzione dipenderebbe dalle 3.000 schede elettorali in Slovenia, 150.000 in Belgio, 4.000.000 nel mondo che: 1) eventuali impiegati disonesti dei consolati potrebbero sostituire "prendendone un'altra" … non si capisce bene da dove; 2) dei malfattori potrebbero rubare per strada dalle cassette delle lettere; 3) potrebbero finire, sempre all'estero, nelle mani degli inquilini subentrati in affitto nelle abitazioni degli italiani residenti appunto all’estero che nel frattempo avessero cambiato o stessero cambiando casa. Il tutto confermato da non meglio indicate "prove certe" o da verifiche del Fatto Quotidiano!!

La foto del video sulle schede degli italiani all'estero

Il Fatto Quotidiano è poi lo stesso che partendo dalla ricandidatura della Merkel in Germania ironizza dicendo che “in Italia aspettiamo un premier che sia stato votato almeno una volta”. Ma il Fatto Quotidiano, viene spontaneo chiedersi, lo sa, o fa finta di dimenticare, che nel 2013 in Italia un premier votato dal popolo c’era?! Si chiamava Pier Luigi Bersani, aveva vinto le elezioni, era “il presidente del Consiglio incaricato” … ma non è riuscito a formare un governo!! Ed è lo stesso che oggi dice di votare NO al referendum!


A questo punto mi chiedo: cosa occorreva fare nel 2013, riandare alle urne due mesi dopo come dicono alcuni? E per quale motivo? Con il Parlamento eletto nel 2013 Bersani non riuscì a formare un governo ma Letta Jr, del suo stesso partito e incaricato anche lui dal Presidente della Repubblica, si che ci riuscì e dopo di lui anche Renzi, anche lui incaricato da Napolitano (come infatti prevede la Costituzione vigente), e da quello stesso Parlamento ha più volte ottenuto la fiducia e con quello stesso Parlamento ancora governa!
Chi oggi dice che Renzi “non è stato votato” o “non è stato votato dal popolo” dimostra, sempre che sia in buona fede, di non conoscere neanche la Costituzione vigente … figuriamoci la sua revisione!
E infatti la Costituzione vigente non la conosce nemmeno chi dice che tra i compiti del nuovo Senato ci sarà anche quello di legiferare sulle materie europee e quindi questo vuol dire “riconoscere in Costituzione un organismo terzo superiore, ossia l’Unione Europea” (come se l’Unione Europea non fosse già riconosciuta!!) con conseguente “morte certa della nostra sovranità nazionale”!!

 
In realtà oggi, come previsto dall’attuale Costituzione, le leggi le fanno Camera e Senato insieme. La revisione dice che domani le farà la Camera da sola ... tranne quelle su materie europee (e poche altre) che continuerà a fare insieme al Senato. Non capisco - ma forse mi sfugge - dove sia il problema: le stesse leggi su materie europee che oggi Camera e Senato fanno insieme, domani continueranno a farle insieme ... e allora?!
Però questa della minaccia della nostra sovranità nazionale da parte dell’Unione europea deve essere un tema molto sentito e infatti è una balla ricorrente. La teoria è che con la revisione costituzionale l’Italia rinuncia alla propria sovranità nazionale rimettendola nelle mani dell’Unione Europea.
La chiave di tutto starebbe nella modifica dell’Art. 117 nella parte in cui recita che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni “nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali”.




Bene ma quanti hanno realmente letto e messo a confronto il vecchio e il nuovo Art. 117 della Costituzione? Quanti si sono accorti che nel primo capoverso, quello richiamato appunto da alcuni sostenitori del NO, sono assolutamente identici tranne che per la sostituzione di “comunitario” con “dell’Unione Europea” cioè due espressioni che significano esattamente la stessa cosa?


Il fatto è che una volta, tanti anni fa, l’Unione si chiamava Comunità europea e il suo ordinamento era l’“Ordinamento comunitario”. Oggi che si chiama Unione Europea “Ordinamento unitario” non significherebbe niente e quindi è stato corretto in “Ordinamento dell'Unione Europea” ma è solo una correzione lessicale e nella sostanza non cambia nulla.
E che dire del fatto che con la revisione costituzionale il Presidente della Repubblica non avrebbe più il potere di sciogliere la Camera? Basta confrontare il vecchio e nuovo articolo 88 della Costituzione per verificare come ciò non sia assolutamente vero!



E cosa dire infine dei presunti superpoteri del Presidente del Consiglio e dell’accusa che a votare SI per questa revisione costituzionale sono gli stessi che bocciarono la riforma Berlusconi? A proposito di poteri del premier e autoritarismo basta andarsi e rileggere cosa prevedeva la riforma Berlusconi e vedere la revisione che sarà votata il 4 dicembre prossimo per constatare come nella revisione attuale l’Art. 95 sui poteri del Presidente del Consiglio rimanga assolutamente immutato.


Insomma con l’avvicinarsi del voto è normale immaginare che la propaganda si intensifichi, perché a questo punto di “propaganda” si tratta, mentre il merito della questione sembra tristemente passare in secondo piano, però sarebbe stato normale aspettarsi anche argomentazioni più serie anziché le storielle sulle schede elettorali rubate nelle cassette delle lettere o “il riconoscimento in Costituzione di un organo terzo superiore, ossia la UE”!
Ma tant’è e chissà cos’altro ancora uscirà fuori da qui al 4 dicembre! La balla che Umberto Eco, morto ormai da mesi, si sia schierato con il SI no, perché quella è già uscita!



sabato 19 novembre 2016

UNA DOMANDA AL 24% DI ITALIANI INTENZIONATI A VOTARE "NO"

di Achille Nobiloni

Pensando a quel 24% di italiani (il 40% del 60% di votanti) intenzionati a votare no al referendum del 4 dicembre, mi chiedo, in assoluta buona fede e senza polemiche, se siano consapevoli del fatto che con la vittoria del no tutti i malanni tante volte lamentati nella nostra vita politica resteranno come sono ora e anzi peggioreranno addirittura perché verrà confermato e rafforzato il vecchio modo di farla, la politica.
D'accordo, questo 24% di italiani non si fida di Renzi, del suo governo e della proposta di revisione costituzionale e questa è una opinione rispettabilissima (tanti dubbi li ho anche io) ma la paura del nuovo non rende migliore il vecchio.


Io non ho certezze ma mi chiedo cosa ci aspetta con la vittoria del no: una revisione costituzionale concordata fra tutti? Una legge elettorale che assicuri il massimo della democrazia e della rappresentatività? Un parlamento snello ed efficiente? Uno Stato ben organizzato e al passo coi tempi e col resto del mondo?
Lo spero davvero! Però mi aspetto altri 35 anni di chiacchiere vane intorno alla Costituzione "più bella del mondo" (così definita da Roberto Benigni ... non da una giuria internazionale); mi aspetto un ritorno al proporzionale, con i governi pentapartito e i partitini che per fare una maggioranza ti chiedono due ministri, quattro sottosegretari e tre presidenze di enti o società pubbliche; mi aspetto un sistema legislativo ancora pieno di "disegni di legge omnibus", "decreti legge contenitore" non convertiti in tempo e reiterati mille volte e "decreti legge mille proroghe", cioè tutti provvedimenti che a ogni passaggio da una camera all'altra si riempiono di norme, proroghe e codicilli che non c'entrano niente ma servono solo ad accontentare questo o quello; mi aspetto uno Stato paralizzato di fronte a venti Regioni che ogni volta che c'è da mettere due mattoni uno sopra l'altro ti bloccano tutto dicendo: "Fallo dove ti pare ma non nel mio giardino", tanto che ormai siamo diventati la cenerentola d'Europa ... e non parlo solo degli investitori stranieri, che in Italia non vengono più, ma proprio degli investitori italiani che ormai vanno a investire all'estero. 
Però poi ci lamentiamo se i giovani talenti scappano all'estero anche loro!!